Una vita sui binari

Una vita sui binari #15: La gita pendolare

DSC_0252All’indomani della Gita Pendolare organizzata da Pendolante, è d’uopo scrivere almeno un resoconto semiserio per chi non ha potuto partecipare. Il mio grazie va all’organizzatrice Katia e ai pendolari-compagni di gita Monica, Ilaria e Fabio, sperando che il gruppo si allarghi e che Firenze sia il primo di altri appuntamenti pendolari. Alla prossima!

Leuconoe si alzò presto quella mattina, pronta al suo appuntamento con Italo.

 Lui, manco a dirlo, si fece trovare puntuale. La accolse e le permise di accomodarsi su un sedile di pelle (probabilmente umana) dotato di comoda presa di corrente (funzionante, per giunta). L’hostess passava sorridente a chiedere se cortesemente poteva conoscere la prima lettera del suo codice biglietto, e la sua compagna di sedile si accomodò con un “salve” accanto a lei, restando silenziosa per tutto il resto del viaggio. La vendetta contro le Ferrovie dello Stato si stava compiendo degnamente.

Risate argentine di argentini gaudenti aleggiavano nel vagone, mentre Leuconoe cercava di immaginarsi come sarebbero stati quegli strani soggetti dediti all’uso della tastiera a fini compositivi – gente strana, quella – quasi una setta di religiosi ossessionati dal pendolarismo, che esorcizzano le paure raccontandoci su storie.

Arrivò a Firenze senza quasi nemmeno accorgersene, in preda a una gioia inconsulta. Al liceo Leuconoe aveva stabilito infatti che la culla del Rinascimento sarebbe stata nei secoli la sua città preferita, in barba alla diffidente antipatia dei suoi abitanti – ma mica tutti, giammai! Negli anni aveva un po’ rivisto il suo pensiero, valutando che a pensarci bene, signora mia, vivere in Emilia sarebbe stato molto più divertente, con tutti quei salami e quei sòccmel – accostamento ardito, questo – pur restando segretamente innamorata del capoluogo fiorentino.

Ma non dimenticava il motivo del suo viaggio: così, lì davanti alla Farmacia di Santa Maria Novella, vide un gruppo di persone che attendevano qualcuno, e vagò con circospezione fino ad incontrare lo sguardo della Pendolante, che riconobbe dai ricci e dall’accento forésto. Insieme a lei, c’erano le due Vitedapendolari (da Signa e da Livorno): il giro ebbe inizio.

“Le prese della corrente funzionavano!”, raccontava Leuconoe, tra gli sguardi stupiti delle altre pendolari, che chiedevano lumi su quell’incontro galante tra lei e Italo. E mentre si narravano storie che vedevano protagonisti treni, stazioni e capitreno, Vitadapendolare (da Livorno) raccontava dell’ennesimo ritardo di Trenitalia “per personale non FS in prossimità dei binari” (perché, quando invece sui binari c’è il personale FS, si sa, i treni arrivano sempre in orario).

Pendolari in posa (e un grazie a Pendolante per la foto)
Pendolari in posa (e un grazie a Pendolante per la foto)

E si girava per Fiorenza, ammirando le strade e le chiese, e parlando dei rispettivi accenti. E Leuconoe felice ascoltava le storie di campanilismo tra Modena e Reggio “che sembran bergamaschi!” e tra Pisa e Livorno “a Livorno sono molto diretti, ti ci devi un po’ abituare…”, fino a che la Pendolante non propose una pausa aperitivo. Ma all’appello mancava ancora il Mezzonudo, che, complice la sveglia all’alba, girava Firenze dalle otto di mattina. “Chiamiamolo!” propose allora la Pendolante, e diede appuntamento al Mezzonudo in Piazza della Signoria.

La suddetta piazza era piena di turisti: accenti d’ogni sorta e foggia si mescolavano a volti orientali e occidentali: i vegliardi anglofoni discutevano del David mentre i giapponesi si facevano le foto deficienti col pollicione in su. Leuconoe si guardò intorno, incontrando lo sguardo di un tipo barbuto che faceva strane facce: “o quello è il Mezzonudo o pensa che ci stia provando con lui”, disse Leuconoe, mentre Pendolante chiamava al cellulare proprio lui, l’Ultimo Pendolare, o quel che ne restava, dopo quasi quattro ore di camminata nella bella Fiorenza. Il Mezzonudo si palesò, ma con grande sorpresa di tutti in realtà era Tuttovestito: era il tipo barbuto di cui sopra, che ancora vivo nonostante le frotte di giapponesi, stava racimolando le ultime forze per andare a mangiare dalla Beppa Fioraia, luogo scelto dalla VItadapendolare (da Livorno) per la gioia delle fauci e delle panze.

Mentre ci si approssimava al luogo mangereccio, unico motivo per cui tutti i pendolari mostravano gioia e segni di attività motoria nonostante la sveglia mattutina, leggende metropolitane si facevano avanti: macabri luoghi di tentazione gastronomica dal nome di Unti e bisunti venivano evocati dalla Vitadapendolare (da Signa), mentre Leuconoe raccontò del Quajaro e del Buchetto (che se a Livorno sono diretti, prova a dialogare con un macellaio del Quarticciolo e vediamo chi ne esce vivo). Ma vinse la competizione la Pendolante, che raccontò di Gianni, verace ristoratore che ti fa assaggiare direttamente il piatto del vicino per non indugiare in inutili spiegazioni sulla preparazione delle pietanze. Il Mezzonudo Tuttovestito sentenziò: li avrebbe provati tutti.

I pendolari a tavola (Leuconoe scattava la foto)
I pendolari a tavola (Leuconoe scattava la foto)

Il Paradiso si aprì agli occhi dei pendolari sotto la forma di prefabbricato colorato contornato da giardinetto con divani e tavolini. Il mega tagliere di salumi e formaggi che arrivò fu la degna ricompensa di tanti viaggi con Trenitalia. Leuconoe giurò amore eterno alla pappa col pomodoro. Il Mezzonudo disse che in caso di avanzi si sarebbe sacrificato volentieri. Le due Vitedapendolari gradirono anche cous cous, fegatini e stracchino. La Pendolante lasciò a terzi il melone ed evocò il fantasma di un cotechino – così, en passant.

Il tagliere sciolse definitivamente la lingua dei pendolari, che si misero a raccontare gioie e miserie di vita quotidiana. Una secchia rapita entrò nel discorso mentre progetti di sceneggiature vagavano per la tavola accanto ad estensioni di siti web (“Ma è vero che a Livorno hanno boia.de?”) ed arti meccanici intrecciati a progetti di ricerca per il nemico. Si cianciava di assalti ai buffet durante i matrimoni, di progetti per nuovi post, di sindaci improponibili, di prelibatezze gastronomiche e di libri orrendi, proprio mentre alle spalle dei nostri eroi si consumava il pranzo nuziale più triste della storia dei pranzi nuziali.

Angeli maleducati si affacciano da Santa Maria del Fiore
Angeli maleducati si affacciano da Santa Maria del Fiore

Soddisfatti e satolli, dopo il per nulla frugale pasto i pendolari ricominciarono a pendolare alla scoperta delle bellezze di Fiorenza, tra una statua di Dante e la sua presunta abitazione, tra un mercatino fitto di gente e un Duomo che chiude alle quattro e mezza di pomeriggio. “Ma come si fa?”, gridava indignato il Mezzonudo Tuttovestito, rendendosi conto che persino per chi vive a Roma non c’è limite alla follia. Ed allora, la Vitadapendolare (da Signa) trovava un modo per compensare quella mancanza: “vi faccio vedere un precario d’altri tempi!”, disse, indicando quel che spiegò essere detto L’angelo del Vaffa, rappresentazione scultorea alquanto beffarda incastonata nel portale di Santa Maria del Fiore, forse effigie della ribellione di un operaio non pagato per la sua opera.

I Nostri, finita la giornata, si diressero verso la stazione, a ritroso, tra turiste in gonnella e autoctoni in cerca di tranquillità. Santa Maria Novella non mentiva: il regionale di Pendolante era in ritardo, mentre Italo, che riportò a casa Leuconoe in prima classe grazie a un biglietto low cost, era lì, ancora una volta pulito e puntuale.

Un arrivederci alla prossima città congedò i Nostri con una convinzione: che il pendolarismo in fondo è uno stile di vita. E quei cinque, diciamolo, hanno stile da vendere.

Another point of view: il Resoconto della Gita Pendolare fatto da Pendolante, i 5 pendolari blogger che si incontrano sul blog di Ilaria e il Sabato pendolare speciale di Pendolo0. In ultimo, il poeta Skaiosgaio propone una Firenze pendolare in versi.

37 pensieri su “Una vita sui binari #15: La gita pendolare”

      1. Mi sembra che ci sia solo l’imbarazzo della scelta: tigelle, Gianni, Cacciucco, Quajaro e Buchetto.. la variabile per decidere è sempre e solo una: il cibo! ;)

      2. Ah sì, come sempre! Non consiglierei i due locali romani: sono esperienze mistiche da fare solo se ben preparati. Però a sentire qualche “boia de’” fatto come si deve, ci verrei volentieri!

    1. Beh, diciamo che in questo caso si contrapponeva l’accento morbido e rotondo modenese con quello più chiuso e spigoloso reggiano…mica è colpa mia se il bergamasco è il prototipo dell’accento chiuso! :D (Ma tu sei bergamasco, a proposito? :))

  1. Pòòòòòtaaaaaa!!!!
    Leu, tu conosci il Bepi, il cantante nazionale bergamasco? :o :o :o :o :o
    Santi numi!

    Adriani, lei è una donna di multiversale (seppure pendolante) profondità! :D :)

    1. …te l’ho detto che ho una passione perversa per i dialetti…ti pare che posso perdermi un soggetto come il Bepi? :D
      A proposito, già che ci siamo: parliamo di “pota”. Si può usare come intercalare ed espressione di sbigottimento al pari di altri termini dialettali di uguale…ehm, significato, o è considerato di una volgarità inaudita?

      1. Ah, no: il Bepi è veramente un “soggetto” notevole, da questo punto di vista! Roba da antropologia culturale con contorno di polenta e strinù (= salsicce alla brace! :D )
        Sul termine “pòta”: beh, ambedue, direi. E’ effettivamente parecchio volgare, ma è diventato un intercalare talmente diffuso e usato, dal bergamasco medio, che la sua volgarità è ormai sfumata nel pittoresco e ignorata dai più, tant’é che potresti sentire anche il professore con 16 lauree che lo userà senza problemi disquisendo di filosofia teoretica. Inoltre, cosa particolare, non è per nulla utilizzato per identificare ciò che in origine significa… :)

      2. La scena del professore con 16 lauree che dice “pota” mi fa pensare alla vecchina che sfoggiò un bel “sòccmel” sotto i portici bolognesi :D
        Comunque sì, il Bepi è un fenomeno da studiare seriamente, eh!

  2. che bello incontrarsi. Io ogni tanto ricevo un invito su Facebook, ma è difficile trovare blogger italiani qua in questa zona dove vivo io. Da amici bergamaschi ho imparato: cosa heulet? (cosa vuoi?)… (mi piacciono i dialetti). Aspetto il giorno in cui posso insegnare il mio dialetto brabantese ad un italiano. Forse lo potrei fare a Francesco (franciswolves). Lui studia l’olandese.

  3. Leggo il tuo racconto e ripeto ciò che ho scritto alle tue amiche pendolari: bellissimo incontrarsi, leggendosi a vicenda ci si conosce già, queste sono belle esperienze davvero.
    Sono contenta di aver scoperto il tuo blog, a presto!

    1. Lo è davvero! :)
      Grazie a te per il passaggio da queste parti! Anche a me ha fatto piacere scoprire il tuo…non sono mai stata a Genova e leggere quello che scrivi è un po’ come esserci di persona :) Appena ho un po’ di tempo mi spulcio tutto per bene! A presto!

  4. l’anglo col gestaccio era angela: l’esclusa
    Grazie per avermi dato l’idea per un post originale (non i miei soliti reblogghi)
    bacioni a tutti angie
    alla prossima vogliovenirepureio

  5. Anche io giurai amore eterno alla pappa al pomodoro durante il mio ultimo viaggio a Firenze…in realtà giurai amore eterno un po’ a troppe cose, ora che ci penso…
    L’angelo del vaffa non lo conoscevo….e sarà la primissima cosa che andrò a vedere la prossima volta!

    1. Io ho un problema serio: giuro amore eterno a qualsiasi piatto non conosca. Poi tento miseramente di riprodurlo a casa, a volte creando dei capolavori di gusto ed ingegno, altre volte rimaneggiandolo al limite del turpe. Che ci vuoi fare, è la gola! :D

  6. Salve sono un disegnatore di fumetti e invio questo messaggio email per segnalarvi che è nato un blog, da me realizzato dove sono alla ricerca di storie vere da trasformare in fumetto per poi renderle pubbliche. Le storie che cerco trattano delle disavventure che i cittadini subiscono causa trasporti pubblici, malasanità ecc. insomma un po tutto ciò che rende la vita sgradevole nel nostro bel paese. Il blog è questo http://mritalio.blogspot.it/
    L’idea è quella di creare un libro da diffondere con 10 storie a fumetto, di disagi capitati realmente.

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